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2046.

«Scrivere. Non posso. Nessuno può. Bisogna dirlo: non si può. E si scrive. È l’ignoto che abbiamo dentro: scrivere vuol dire raggiungerlo. È questo o niente. Si può parlare della malattia dello scrivere. Non è semplice quello che tento di dire, ma credo che ci possiamo capire, compagni di tutti i paesi. C’è una pazzia dello scrivere che si ha dentro, una pazzia furiosa, ma non è per questo che si è pazzi. Anzi. La scrittura è l’ignoto. Prima di scrivere non si sa niente di ciò che si sta per scrivere e in piena lucidità. È l’ignoto di sé, della propria mente, del proprio corpo. Non è neppure una riflessione, scrivere, è una facoltà che si ha al di fuori di noi, parallelamente a noi, di un altro che appare e si fa avanti, invisibile, dotato di pensiero, d’ira, e che talvolta, per questo stesso motivo, è in pericolo di rimetterci la vita. Se si sapesse qualcosa di quello che si scriverà, prima di farlo, prima di scrivere, non si scriverebbe mai. Sarebbe inutile. Scrivere è tentar di sapere cosa si scriverebbe se si scrivesse. Lo sappiamo solo dopo. Prima, è la domanda più pericolosa che ci possiamo rivolgere. Ma è anche la più ricorrente. Lo scritto arriva come il vento, è nudo, è inchiostro, è lo scritto, e passa come niente altro passa nella vita, niente di più, se non la vita stessa.»
Marguerite Duras
questo blog non esiste più.
è stato bello.
 
breve ma intenso (cit).